Seminari 2023-2024

L’essere umano è davvero libero?

   

La libertà è una nozione di fondamentale importanza. Essa caratterizza la nostra specie umana e ne ha determinato il cammino storico. Essa è premessa e conquista, condizione dell’agire e indipendenza da ogni condizionamento. L’aspirazione alla libertà ha ispirato opere d’arte, suscitato insurrezioni e guerre, fondato nazioni e comunità, dato origine a nuove Istituzioni. Oggetto della psicologia, del diritto e di varie altre scienze umane, essa è ormai da tempo campo di studio delle neuroscienze e di discipline di taglio empirico. Nella società digitalizzata, di fronte all’invasività dell’informazione e al progressivo affermarsi di forme di intelligenza artificiale, la libertà è messa in questione, indebolita, forse annullata. Nelle sue azioni l’essere umano è davvero libero oppure è solo oggetto di pulsioni, condizionamenti e istinti, come qualsiasi altro animale? Dal canto suo, la teologia cristiana ha sempre affermato la verità del libero arbitrio, riconducendolo all’immagine di Dio nell’essere umano. È al cristianesimo, inoltre, che si ascrive l’origine della dimensione morale e antropologicamente condivisa della libertà: mentre la società greco-romana la considerava solo una categoria sociologica, il cristianesimo la rivela come condizione ontologica e nativa di ogni essere umano. La libertà, infine, è requisito irrinunciabile della ricerca scientifica e della vita universitaria, entrando così in rapporto, e talvolta in conflitto, con questioni di ambito sociale, politico, economico, etico.

I seminari SISRI dell’anno accademico 2023/2024 si propongono di riflettere sulla natura della libertà, esaminando come essa venga presupposta, interpretata, posta tra parentesi o perfino negata. La discussione comune fra le diverse prospettive viene così stimolata allo scopo di capire meglio se e come la libertà costituisca la condizione caratterizzante del genere umano.


 

La libertà umana tra neuroscienze e fenomenologia

Francesca Brencio, Universidad de Sevilla, Spagna

  

28 ottobre 2023

A partire dalla seconda metà del XX secolo, alcuni autori hanno suggerito di vedere la libertà e la coscienza umane come oggetto adeguato della biologia, affidandone la comprensione all’analisi delle neuroscienze. Tale approccio ha fatto dubitare che davvero esista una trascendenza della cultura sulla natura, del mentale sul biologico, della coscienza di sé sulla neurofisiologia, della libertà sul determinismo dei processi neurali e biologici. Nello scenario contemporaneo, la questione si complica ulteriormente se si pensa che la soggettività è ridotta ad un epifenomeno dell’attività cerebrale, o di processi di simulazione (come insegna la Simulation Theory) in base ai quali la soggettività consiste in una serie di informazioni che possono essere “caricate” (uploaded) nella mente al pari di quanto accade con un processore. L’interrogativo che riassume in modo radicale queste istanze può essere formulato in questi termini: che ne rimane del soggetto e della sua trascendenza? Il soggetto umano che riflette su sé stesso cogliendosi libero e pertanto responsabile delle sue azioni, è tale perché di fronte a un Tu che lo costituisce e lo regge con una relazione creaturale, oppure è un semplice e provvisorio concetto unificante, un soggetto sistemico che emerge dalla storia come mero risultato dell’evoluzione biologica e della complessificazione neuronale? Non potendo le neuroscienze, dall’interno del loro metodo, formulare una risposta a questa domanda, ci si chiede se esse siano in grado di negare l’esistenza di un io libero e cosciente o se, invece, lo presuppongano.

Testi consigliati per il seminario

Si consiglia inoltre la consultazione della porta DISF Educational “Libertà”, progettata per le scuole secondarie di secondo grado.

 La traccia del seminario 

 La presentazione del seminario

 Il problema proposto per il lavoro di gruppo

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Economia di consumo, comunicazione e società informatizzata: quale spazio per l’agire libero?

Alessandro Sancino, Università degli Studi Milano-Bicocca

 2 dicembre 2023     

Le dinamiche socio-economiche, sostenute dalle contemporanee strategie di comunicazione e di controllo digitale, influiscono grandemente sulla vita dei singoli e delle comunità, determinando anche gli scenari futuri. L’essere umano è spesso concettualizzato come “consumatore”, “utente”, “fattore di audience”, nel quale indurre bisogni, suscitare desideri, pilotare scelte, trasformandolo in oggetto di manipolazione. Quali risorse conserva la libertà umana nei mutati contesti della società contemporanea? Una domanda analoga può essere indirizzata a quelle discipline che, come l’economia e la sociologia, trattano i comportamenti umani all’interno di modelli empirici di taglio principalmente quantitativo, prescindendo non di rado dalla complessità del fenomeno umano e dalle sue dimensioni qualitative. Quale ruolo epistemico possiede la libertà umana nell’analisi di queste e di altre scienze umane?

Testi consigliati per il seminario

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Libertà di ricerca e libertà del ricercatore: una ricontestualizzazione contemporanea

Mariachiara Tallacchini, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

17 febbraio 2024

A partire dalla Seconda Guerra Mondiale, la scienza e la comunità scientifica sono state retoricamente affermate e difese, implicitamente o esplicitamente, l’una come la forma di sapere capace di porgere verità certe e oggettive, o comunque strutturata per far emergere l’errore; l’altra come una società composta da individui le cui qualità morali sono direttamente garantite dalla natura stessa del sapere scientifico. La legittimazione della scienza come una “repubblica” autogovernata (Polanyi, Conoscenza personale, 1962) e come una democrazia sostenuta da un proprio “ethos” (Merton, La struttura normativa della scienza, 1942) giungevano, alla metà del ventesimo secolo, come un rimedio a una crisi di fiducia nell’autoreferenzialità del governo della scienza e contro necessità di creare forme di controllo pubblico rispetto a essa – per esempio riconoscendo diritti ai soggetti (umani e non-umani) sottoposti a ricerca.
In realtà, già alla metà del diciannovesimo secolo le prime società scientifiche erano già ben consapevoli della conoscenza come un potere e della necessità di un’efficace organizzazione sociale della scienza per la gestione e l’esercizio di tale potere.
Gli sviluppi dell’etica della ricerca iniziati nella seconda metà del Novecento e tuttora in evoluzione, pur evocando sempre la libertà degli scienziati, hanno introdotto numerosi doveri epistemici ed etici che ne disciplinano l’agire in un ambiente di ricerca sempre più complesso. Il riferimento attuale all’ “integrità della ricerca” rappresenta un ulteriore passaggio in questo percorso, dove la dimensione etica di responsabilità individuale si salda alla dimensione etica di responsabilità istituzionale in tutte le fasi di produzione, applicazione e disseminazione della tecnoscienza.

Testi consigliati per il seminario

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La novità della libertà: il cristianesimo e l’affermazione di un’antropologia condivisa

Sergio Belardinelli, Università di Bologna

  • 23 marzo 2024

Entrando in relazione con la cultura e gli usi sociali del tempo, il cristianesimo introduce nel mondo antico la novità della libertà, riconoscendola come qualità che caratterizza l’umano e che pertanto riguarda tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro razza, lingua, cultura o religione. Prima della predicazione cristiana, i rapporti fra l’uomo e il divino erano segnati sul piano verticale dal fatum, mentre sul piano orizzontale l’essere umano si riconosceva sì libero, ma relativamente alla propria condizione politica o sociale, come cittadino, “liberto” di Roma o di Atene, non come soggetto di una dignità che apparteneva a tutti gli esseri umani, e dunque alla natura umana in quanto tale. Fu questo il giudizio espresso da Hegel nella sua Enciclopedia delle scienze filosofiche (1817), che troverà poi un riscontro rigoroso negli studi storici di autori a noi più vicini, come Rodney Stark. La sorgente di tale visione antropologica, che influirà in modo essenziale nel dare origine alle Istituzioni dello stato di diritto delle società liberaldemocratiche, è rappresentata non solo dalla fede in un Dio creatore, padre del genere umano, comune alla radice ebraica come ad altre tradizioni della terra, ma anche, e forse soprattutto, dall’annuncio di una redenzione e di un perdono davvero universali, meritati dal sacrificio della morte e dalla risurrezione di Gesù Cristo, capace di raggiungere tutti gli esseri umani, passati presenti e futuri, senza eccezione alcuna.