Summer School 2018

La SISRI organizza la sua II Summer School dedicata al tema Allargare i confini della ragione: il profilo della persona colta fra specializzazione e interdisciplinarità. La Scuola si terrà dal 30 luglio al 4 agosto 2018, presso l'Hotel Gran Sasso Europa a Prati di Tivo (TE), con arrivo alla sera di domenica 29 luglio e partenza al mattino di domenica 5 agosto.

La Summer School è riservata a giovani studiosi in possesso di diploma di laurea almeno triennale (o equipollente). Consulta l'Announcement per visualizzare i requisiti di ammissione, le modalità e i costi di partecipazione.

Se desideri partecipare usufruendo di una delle 12 borse di studio messe in palio dalla Scuola (vitto, alloggio, iscrizione), scarica  il bando di concorso, compila e invia la richiesta di ammissione.

Se intendi partecipare senza richiedere la borsa di studio, stampa e compila la scheda di iscrizione all'interno dell'Announcement e inviala all'indirizzo summerschool@sisri.it 

La scadenza per la partecipazione al Bando è fissata per l’8 maggio 2018

La scadenza per la richiesta di iscrizione senza borsa sarà il 31 maggio 2018

Progetto e contenuti della Summer School

La cultura occidentale e il pensiero scientifico in modo particolare, devono buona parte del loro sviluppo alla formulazione di un’idea di razionalità grazie alla quale il linguaggio, la logica e l’esperienza sono divenuti veicoli di comunicazione interpersonale e di progresso conoscitivo. La nascita della filosofia del logos in epoca classica, la fondazione delle università nell’epoca medievale e l’avvio del pensiero critico nell’epoca moderna sono considerate le tappe fondamentali di tale processo. Punto di forza del successo della ragione è stato la sua capacità di comprendersi come ragione aperta e dunque in grado di inglobare, al di là delle ideologie e dei pregiudizi, i nuovi dati dell’esperienza e le nuove prospettive filosofiche recate dal progresso conoscitivo e dal dialogo fra le diverse fonti di sapere.

Sulla capacità della ragione di mantenersi aperta e di allargare i propri confini, non assolutizzando entro un unico metodo la comprensione della realtà, si basano il dialogo interdisciplinare, l’innovazione e la creatività, la possibilità di costruire un’unità del sapere e, per la teologia, la possibilità di porre la ragione in relazione con la fede.

La II Summer School della SISRI si propone di riflettere su tali implicazioni, interrogandosi sui rapporti fra specializzazione e interdisciplinarità, allo scopo di esaminare in cosa consista il profilo di una persona colta, capace di cogliere il valore della propria disciplina nel contesto di tutte le altre.

I corsi:
    

Alberto Peratoner, Docente di Antropologia filosofica e di Metafisica e Teologia filosofica, Facoltà Teologica del Triveneto, Padova, e Seminario Patriarcale di Venezia; Presidente del Cenacolo Rosminiano Triveneto; Conservatore presso la Biblioteca Mechitarista di San Lazzaro degli Armeni, Venezia

Per un’enciclopedia del vissuto personale umano tra ragione, sapienza e cultura 

I. - Verità del logos, tra sostanzialità e relazionalità della persona: l’ampiezza della ragione.

L’esperienza attesta che la persona possiede una struttura relazionale che procede dalla stessa forma della sua razionalità (logos) come relazione ad altro e capacità di unificazione del senso. Il suo riflesso è riconoscibile nella circolarità interdisciplinare che vede il concorso complementare dell’indagine fenomenologica e di quella ontologico-metafisica, in una dinamica di reciprocità che rende possibile la sintesi di una solida antropologia filosofica.

II. – La dimensione sapienziale. Comprensioni alternative della ragione nella modernità

Se il vissuto elementare attesta l’esperienza della meraviglia e della relazionalità intersoggettiva dell’uomo come irriducibili al piano meramente quantitativo della razionalità discorsiva e “calcolante”, tale ammissione apre alla dimensione qualitativa della ragione che innerva il carattere propriamente “sapienziale” del pensiero, concepito sin dalle origini come ciò che qualifica il proprium dell’indagine filosofica. Ora, la modernità cartesiana e postcartesiana ha rappresentato una progressiva riduzione dell’ampiezza della ragione alla sola modalità discorsiva, fino alla dissociazione della razionalità dall’universo affettivo e delle esperienze qualitativamente significative dell’umano. Accanto a tale linea, la stessa modernità non ha mancato di dar forma ad un filone di comprensione “alternativa”, il cui capostipite è riconoscibile in Blaise Pascal, e al quale han poi dato voce e sviluppo autori quali Leibniz, Rousseau, Kierkegaard, Rosmini, Newman e Bergson, i quali hanno tenuto viva l’idea di una razionalità ad ampio spettro, di fronte ad una comprensione della realtà rivelatasi di fatto umanamente sterile.

III. - Un complesso tendenzialmente organico. Per una filosofia della cultura.

L’analisi della cultura quale proprium umano e tensione alla sintesi della complessità dell’esperienza, sin nella dimensione relazionale e affettiva, attesta la verità del respiro qualitativo della razionalità quale capacità di unificazione dell’orizzonte di senso dell’esperienza stessa e la convergenza focale della complessità dell’organismo culturale verso una sintesi il cui compimento può essere traguardato nella forma compiuta dell’orizzonte teologico. Il profilo della persona colta si dà dunque nella complementarietà delle dimensioni intellettuale, reale e morale dell’essere e, perciò, nel suo strutturale essere-in-relazione. È di qui, infatti, che essa può – liberamente – elevarsi alla pienezza della sintesi superiore offerta dall’esperienza di fede nutrita del vissuto sacramentale.

IV. - Alla prova della complessità. Per una polarizzazione “enciclopedica” del soggetto in rapporto all’unità del sapere.

La fenomenologia della cultura attesta una tensione verso l’unificazione dell’esperienza, invincibile ad ogni frammentazione. Il nostro stesso tempo, profondamente segnato da spinte centrifughe, da una frammentazione dei saperi e della prassi drammaticamente riflessa sul piano esistenziale, guarda all’interdisciplinarietà come risposta alle sfide poste dalla complessità del reale, che l’affinamento delle singole discipline rileva con crescente consapevolezza. Ora, soltanto la riappropriazione di un’ontologia metafisica sostantiva della persona, nutrita da una fenomenologia delle costanti dell’esperienza, sarà in grado di unificare l’esperienza stessa, sino a produrvi quell’enciclopedia del molteplice unificato finalmente capace di articolare la complessità dell’esistenza nella sua lussureggiante bellezza.

 


Giampaolo Ghilardi, Docente di Bioetica e ricercatore in Filosofia morale
Dall'informazione alla conoscenza: il valore attuale delle virtù intellettuali (epistemic virtues)
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Il corso intende sviluppare il tema dell’uomo colto nelle sue declinazioni etiche ed epistemologiche. La domanda alla quale si tenterà di dar risposta è: cosa significa essere colti nell’epoca della tecnica e dell’industria 4.0? Impiegando come spunto quanto suggerito da Aristotele (cf. Etica Nicomachea, I, 1094 b 22 – 1095 a 2) e dalla sua idea di rigore proporzionato all’oggetto di studio, si presenteranno casi di approssimazione scientifica esemplari, dove l’esattezza può essere un difetto e la precisione una perdita di senso. Il corso esaminerà l’attività delle scienze naturali in genere e quella delle scienze biomediche in particolare, alternando momenti di riflessione teoretica ad altri di esemplificazione pratica, sempre mutuati dall’ambito scientifico. La cornice concettuale delle riflessioni ci verrà offerta dalle virtù intellettuali, dette anche “epistemic virtues”. La tesi fondamentale è che lo specifico dell’uomo colto, nell’epoca contemporanea dominata dall’accesso pressoché immediato all’informazione ed alle conoscenze, è di provvedersi delle necessarie virtù dell’intelletto, vale a dire di quella saggezza conoscitiva che lo metta in grado di distinguere la vera conoscenza dalle conoscenze superficiali e incomplete. L’uomo colto è colui che sa non perdersi nella molteplicità dei dettagli specialistici, pur riconoscendone la necessità, orientando la propria conoscenza verso quella sapienza che sola permette di spiccare un giudizio “pensato” sulla realtà.

Testi utili
L’hidden curriculum nell’insegnamento della medicina: le virtù del “maestro”, di G. Ghilardi e S. Morini

Bibliografia 

Aristotele, Etica Nicomachea, Natali C. (a cura di), Laterza, Roma-Bari 2010

Campodonico A., Croce M., Vaccarezza M.S., Etica delle virtù. Un’introduzione, Carocci Roma 2018
Garver E., Rhetoric, An Art Of Character, University of Chicago Press, Chicago 1994
Ghilardi G., Etica dell’agire scientifico e tecnologico, Mimesis, Milano 2018
Giuliani A., Modelli Trasandati: perché in scienza, oltre un certo limite, la precisione è deleteria, in Rivista di Filosofia Neoscolastica (in stampa) 2018
Ortega y Gasset J., La barbarie dello specialismo, in L. Pellicano A. Cavicchia Scalamonti (a cura di), La ribellione delle masse, Tea, Milano 1988


Antonio Petagine, professore di Storia della filosofia medievale, Pontificia Università della Santa Croce, Roma
L’intelligenza da affinare. Perché non possiamo fare a meno della dimensione umanistica della ragione

Quando Allan Bloom scrisse il suo libro sulla «mente chiusa» degli americani, la sua tesi poteva certamente sembrare provocatoria, ma appariva difficile negare il pericolo che essa paventava. Trincerandosi nel tecnicismo e bistrattando gli stimoli tipici della cultura umanistica, la cultura universitaria sembrava limitare le prospettive della ragione, anziché ampliarle, come sarebbe sembrato di primo acchito, nel momento in cui si dava sempre meno spazio alle scienze non esatte e ai saperi utilitaristicamente meno spendibili. Più recentemente, anche Martha Nussbaum ha ripresentato questo problema, osservandone i pericolo anche dal lato della formazione etico-politica del cittadino democratico.

Perché dunque sono così importanti le discipline umanistiche? Perché se ne minimizziamo la portata, rischiamo di chiudere gli orizzonti della ragione? Perché l’uomo di scienza dovrebbe essere anche un uomo colto?

Il corso si prefigge di dare alcune risposte a queste domande, o per lo meno vorrebbe spingere i partecipanti a riflettere su questi temi. Si procederà secondo tre grandi momenti. Il primo consiste in una sorta di «sondaggio», concernente due proposte cruciali per comprendere la necessità delle humanities: la riflessione di John Henri Newman sulla cultura universitaria e il progetto gentiliano dell’istruzione superiore. Il secondo momento consisterà in una riflessione sulla natura dell’intelligenza e sulle ragioni per cui la cultura umanistica rappresenta un apporto decisivo al suo sviluppo. Nel terzo e ultimo momento si cercherà di fornire alcune indicazioni concrete su come coltivare al meglio la propria cultura personale, pur essendo impegnati in una ricerca o in una professione di natura tecnico-scientifica. 

Bibliografia

A. Bloom, La chiusura della mente americana, Frassinelli, Milano 1988
I. Newman, L'idea di università, Vita e Pensiero, Milano 1976


Il profilo della persona colta: fra specializzazione e interdisciplinarità “Kit” per la Summer School SISRI

Leggendo i maestri:

Riflessioni su un disastro educativo e culturale, Giorgio Israel, 2008
Riforma dell'insegnamento e riforma del pensiero: le sfide contemporanee, Edgar Morin, 2000
Il gusto del sapere, Emanuele Samek Lodovici, 1980
L’attività intellettuale come attività permanente, Antonin-Dalmace Sertillanges, 1921
Il senso della formazione universitaria, John Henry Newman, 1852
   

Echi dal dibattito:
Ma la cultura classica può dare un'anima alla scienza, Guido Tonelli, 2017
Misericordia e lavoro intellettuale: alla scoperta di un legame (ancora) inedito, Giuseppe Tanzella-Nitti, 2016
Sulle virtù del ricercatore, Giuseppe Savagnone, 2014
Lo scienziato umanista, Forum con P. Blasi, G. Boffi, G. Israel e G. Tanzella-Nitti, Universitas, 2013


   


Con il sostegno della Templeton World Charity Foundation